Come ogni anno tantissimi italiani, una volta andati in pensione, decidono di trasferirsi all’estero.
Le ragioni sono legate soprattutto al potere di acquisto del denaro. Vivere all’estero costa meno, pur con una qualità della vita decisamente migliore, e la favorevole combinazione della fiscalità agevola la voglia di andarsene.
Quali sono le mete preferite? Tra le più in voga, la possibilità di avere l’esenzione totale delle imposte, che ruolo gioca?
In base agli ultimi dati pubblicati l’Inps paga le pensioni in ben 160 Paesi, prevalentemente in Europa, e, a seguire in Nord America, Oceania e Sud America.
Qualcosa, però, rispetto al passato è cambiato: alle destinazioni storiche come Canada, Stati Uniti e Australia le mete con clima mediterraneo hanno, via via, ricevuto maggiori preferenze.
La Spagna ha superato il Portogallo che per anni aveva rappresentato un mito per molti italiani, e questo non solo per il costo della vita generalmente più basso, ma per la presenza di un buon sistema sanitario che, unito alle agevolazioni e alle detrazioni fiscali, permette a tutti gli over 65 di vivere la longevità senza rinunce. Dal 2019 al 2023 si sono trasferiti in Spagna circa 2.300 pensionati italiani.
In seconda posizione troviamo la Tunisia con Hammamet, dove il costo della vita risulta inferiore di circa il 50% rispetto all’Italia. Nello stesso periodo si sono trasferiti circa 1.000 pensionati che hanno beneficiato della no tax area sull’80% del reddito percepito, oltre alle detrazioni fiscali per i familiari a carico. Sui redditi fino a 1.500 euro l’esenzione è totale, mentre per quelli superiori a 50mila euro è al massimo del 35%.
Durazzo e Valona, in Albania, continuano ad essere attraenti per le stesse motivazioni, oltre a un mercato immobiliare particolarmente economico.
La Grecia con la sua elevata qualità della vita nelle isole e nelle località costiere, e l’aliquota fiscale agevolata, non è da meno. E poi, ancora, seppur con meno interesse rispetto al passato visto l’aumento dei prezzi del mercato immobiliare, il Portogallo resta ambito.
Quanto pesa la fiscalità nella decisione di andarsene dal nostro Paese?
La fiscalità è una forte determinante perché il risparmio è notevole e porta il reddito percepito a un livello capace di vivere veramente bene, cosa che in Italia non è più possibile.
In Tunisia, in definitiva sia i dipendenti pubblici che quelli privati abbattono il reddito imponibile dell’80% e pagano le tasse solo sul restante 20%.
In Albania i pensionati privati che trasferiscono la residenza fiscale non subiscono alcuna ritenuta dal 2021, in virtù degli accordi bilaterali.
In Grecia, chi non è stato residente nei precedenti 5 anni, per 15 anni ha l’imposta sostitutiva agevolata sui redditi del 7%.
In Spagna le aliquote partono dal 19% sui primi scaglioni a cui si aggiunge un importante sistema di detrazione fiscale a livello individuale e familiare, per cui, alla fine, la qualità dei servizi in rapporto alla spesa sostenuta vince.
In Portogallo, dopo l’abolizione dell’aliquota fiscale del 10% per i nuovi residenti (aliquota mantenuta per chi si era già trasferito), la tassazione varia dal 14,5% al 48%.
Difficile non farci un pensierino, anche se il flusso di uscita si è stabilizzato.
Maria Luisa Visione


