La decisione della BCE di aumentare i tassi di interesse del 10 settembre scorso di 25 punti base, a fronte di un’inflazione, in Italia, che nel mese di agosto ha toccato il 3,3%, rimette in gioco le carte sulla valutazione di ottimizzare i finanziamenti esistenti nel proprio portafoglio. Soprattutto in vista di altri potenziali aumenti che renderebbero ancora più sensibile la posizione di chi ha contratto un finanziamento a tasso variabile.
Si aprono, dunque, scenari nuovi, che portano a una rivalutazione della posizione esistente.
La prima considerazione riguarda la differenza, ad oggi, tra il tasso fisso e il tasso variabile che torna ad assottigliarsi, rendendo utile valutare l’istituto della surroga.
Per tale valutazione possono essere di supporto alcune semplici regole.
Poiché la surroga consente di riallineare condizioni del contratto meno convenienti rispetto alla situazione attuale del mercato, occorre capire, calcoli alla mano, di quanto potrebbe ancora, con ulteriori rialzi, modificarsi la rata. Un calcolo che riguarda sia la convenienza, che potrebbe essere venuta meno, sia la sostenibilità del piano di rimborso per i mesi successivi, quando il tasso variabile potrebbe diventare troppo oneroso per il bilancio della famiglia. Non solo, bisogna guardare tipologia di tasso e spread applicato dalla Banca per calcolare bene, quanto, il passaggio al tasso fisso alleggerisce l’impegno finanziario nel Conto Economico. Valutare dunque le diverse opzioni contrattuali, in termini di T.A.E.G., cioè di costi complessivi dell’operazione.
Il passaggio al tasso fisso ha l’obiettivo prioritario di dare sicurezza, stabilendo un importo che non subirà oscillazioni nel tempo, e che, se aumentano i consumi per effetto dell’inflazione crescente, non ha effetti negativi, anzi, diventa stabile e conveniente.
L’aumento dei tassi di interesse si riflette anche su chi decide, oggi, di volersi finanziare.
La tendenza, confermata, da lungo corso è la preferenza per il tasso fisso, l’immunizzazione, insomma, da cambiamenti che gli scenari economici e geopolitici rendono sempre più repentini, creando una sorta di incertezza generalizzata, alla quale si aggiunge, come un amplificatore, il continuo aumento del costo della vita. Tre quarti dei mutui esistenti sono, infatti, a tasso fisso.
Tuttavia, nonostante il contesto, nei primi sei mesi del 2026 si è allargata la platea degli Italiani che hanno richiesto di accedere al credito per sostenere i propri consumi e gli investimenti sulla casa. Oltre sei adulti su dieci hanno almeno un finanziamento in corso.
Proprio perché il credito può essere uno strumento di accesso alla realizzazione dei propri progetti di vita, è fondamentale considerarlo come un’area di esigenza da pianificare con cura, partendo da un check up completo della famiglia, delle esigenze e della situazione finanziaria, economica e patrimoniale. Simulando, poi, scenari di cambiamento dovuti ad eventuali manovre di politica monetaria, piuttosto che ad eventi endogeni che riguardano il lavoro, la realizzazione dei figli, la propria crescita professionale, e così via.
Inserire l’operazione del finanziamento all’interno della visione globale del patrimonio è molto importante per costruire la prospettiva futura. L’operazione non è una singola operazione, è parte di un disegno più ampio, che trova nel raggiungimento degli obiettivi di vita il suo perché.
Per questo motivo, qualsiasi finanziamento va sempre monitorato in relazione alle esigenze complessive. Da questo punto di vista, l’aumento dei tassi di interesse diventa un’occasione di monitoraggio, per verificare la coerenza degli strumenti di finanziamento già presenti con gli obiettivi che si vogliono realizzare.
Nella pratica accade più spesso di quanto si immagina di rimanere fermi, non agire. Ma non è mai una buona soluzione.
Monitoriamo e cambiamo se ciò è funzionale a una migliore qualità della vita.
Maria Luisa Visione


